15 dicembre 2017
dispersione scolastica. Oorientamieento
Luca, 14 anni, due occhi
scuri e profondi che si fissano nei miei: ‘io a scuola non ci voglio più
andare’, mi dice. È un verdetto, è definitivo. Non serve ricordargli che è
ancora in obbligo scolastico, non serve minacciarlo di far intervenire i
servizi sociali. Davanti alle rimostranze dei suoi genitori sgomenti, alza le
spalle: non ne vuole più sapere.
La storia di Luca è comune
a molti ragazzi. Solitamente incomincia tutto alla fine del primo trimestre,
esattamente in questo periodo. I risultati nelle diverse materie sono
sconfortanti, il livello di motivazione è molto basso, i genitori iniziano a
correre ai ripari alla ricerca del centro di ripetizioni più accreditato. Ma
spesso non è solo una questione di impegno.
Definiamo ‘dispersione’
Il fenomeno della
dispersione scolastica è considerato da anni un’emergenza italiana. In un paese
dove vige l’obbligo di frequentare la scuola almeno fino ai 16 anni, la
percentuale dei ragazzi che non va oltre il conseguimento della licenza media è
del 15%.
Ma cos’è esattamente la
dispersione? L’etimologia ci può dare una mano: dispersione deriva da
‘dispergere’, cioè spargere, dilapidare. La dispersione è proprio questo: lo
sperpero delle proprie risorse e potenzialità, delle proprie capacità
intellettive.
La dispersione non si
manifesta solamente con l’abbandono di un iter formativo, ma anche con ritardi
e perdita di anni scolastici, che renderanno sempre più difficile per il
ragazzo arrivare a conseguire un titolo di studio superiore. Sappiamo che gli
abbandoni avvengono più frequentemente durante il primo anno di corso della
scuola secondaria di secondo grado, dal momento che ci si confronta con un
nuovo percorso formativo e si passa, dalla realtà ancora protetta delle medie,
ad una scuola più esigente, in cui la promozione non è così scontata.
Perché ci si perde?
Le cause della dispersione
sono molteplici. Al primo posto c’è sicuramente l’aver scelto un percorso di
studi non in linea con le proprie caratteristiche e i propri interessi. La
scelta della scuola superiore viene spesso inquinata da fattori che dovrebbero
essere marginali: le amicizie, le aspettative dei genitori, la vicinanza da
casa, il ‘mito’ di un determinato corso o istituto.
Tutte questi elementi
possono indirizzare verso una strada che, sin da subito, si rivela in salita. I
ragazzi che hanno intrapreso un percorso di studi sbagliato, sperimentano un
senso di fallimento che va ad intaccare la loro autostima ed il loro senso di
autoefficacia. Sono proprio questi, insieme all’incapacità di trovare un
orientamento alternativo e maggiormente adatto alle inclinazioni personali, che
portano alla decisione di abbandonare la scuola.
La dispersione ci parla di
un disagio: a volte basta solo ascoltare e comprendere per trovare una via
d’uscita.
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